08/02/2012
Adele

Sentii il calore del sole sfiorare i miei duri zigomi; era lei che aveva appena spalancato le persiane e poggiato il vassoio della colazione sul comodino alla mia destra.
Avevo gli occhi semichiusi ma riuscivo a vedere i suoi tondi glutei ancheggiare, come onde di marea, su e giù per la stanza.
Era bellissima... coi capelli di luce d'Aprile e gli zigomi sporgenti come bambole di ceramica antica e quella pelle bianca, lattea come una bambina.
Non si era ancora accorta del mio risveglio; si avvicinò con grazia delicata... io feci finta di dormire ancora; mi sussurrò all'orecchio che era ora di alzarsi.
Aprii gli occhi e li scontrai con i suoi... mare d'Agosto! Vedevo il suo sorriso lieto e servizievole che mi augurava il buongiorno... sentivo fremere il cuore sotto il peso della pelle increspata dalle voglie.
“Buongiorno signorino...” Mi disse con quella voce dolce .
“Buongiorno a te Adele.” Risposi io.
“La colazione è sul comodino, mi chiami pure quando avrà finito.”
La fissavo come fosse l'unica donna sulla terra, allorché le dissi:
“No Adele, non ho fame per adesso, farò colazione più tardi.”
“Come vuole, allora porto tutto giù in cucina con il suo permesso.”
“Sì, ma prima baciami!”
Arrossita e imbarazzata, trasse indietro il volto
“...Ma signorino cosa dice!?”
“Si baciami Adele, lo voglio!”
“Ma noi non possiamo...”
La interruppi...
“Sì che possiamo! Si...lo vuoi, lo sento!”
E, mentre indietreggiava, afferrai la sua mano e, stringendola a me, baciai senza scampo le sue labbra!
Si lasciò cadere tra le mie braccia come foglia d'Autunno ed io sviscerai la mia passione come un Dio. Slacciai i timidi bottoni della divisa; la lasciai scivolare lentamente dietro le sue spalle. Era bella...bella come una notte d'estate, come una spiaggia d'amore.
Carezzavo,ora, i dolci e piccoli seni; ciliegie pronte per essere assaporate. Accorte le mie labbra sconfinavano nel sentiero del suo ventre e la sentivo pulsare come vergine viticcio e stringere forte le dita alla mia nuca e ansimare per la paura dell'amore.
La distesi sul letto; bevevo la sua pelle d'arancia e miele fino all'inguine e un fiume di nettare e passione travolse la mia bocca.
“Fammi tua!” Disse premendo sulla testa.
“Fammi tua, mio signore!”
Arenai il mio corpo al suo e qui la possedetti senza ritegni o coscienza! Eravamo turbini di fuochi aztechi; come rondini ci dimenavamo e graffiavamo le nostre carni.
Era bellissima nelle sue smorfie di piacere che rincaravano le mie voglie...era una lama lucente in mano al suo adulatore.
E, tra le pieghe del mattino, sfinii la sua caverna col bollore della mia lava incandescente...
e fummo aquile dietro le spalle dell'Everest; belve senza tregua che si cibarono alla follia dei loro corpi selvaggi!
“Fummo Atlantide e Babilonia,
strappando le voglie di noi
senza pudore o timidezza
Fummo l'abisso fausto
- passo dell'inferno-
che saccheggiò tiranno i corpi
nelle sacche lussuriose
dell'anima...”
Una lettura davvero piacevole, caro!
Ho apprezzato molto qui:
"Carezzavo,ora, i dolci e piccoli seni; ciliegie pronte per essere assaporate. Accorte le mie labbra sconfinavano nel sentiero del suo ventre e la sentivo pulsare come vergine viticcio e stringere forte le dita alla mia nuca e ansimare per la paura dell'amore".
Potresti provare a ricavarne un racconto molto più lungo, aggiungendo qualche descrizione degli ambienti qua e la, che non guasta mai! ;)
(Miss Loryn)
13:44 Scritto da: francescoluca in racconti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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